Tutti gli artisti sono geniali, eclettici ed anche un po’ pazzi. Questo vale anche per Carlos Henrique Iotti che si è fatto 12 ore di volo per partecipare alla “famosissima” (nel senso che partecipano solo i morti di fame!) maratona dei Castelli Bolognesi (a proposito dove sono i castelli bolognesi, a parte quello di Vignola?).Come premio al vincitore della maratona è stato consegnato un pezzo (pedazzo) di prosciutto.
Ora che Iotti è tornato in Brasile mi è venuto un atroce dubbio: perché Iotti prima di partire si è comprato un prosciutto al “free shop” dell’aeroporto di Malpensa? Vuoi vedere che Iotti millanta di aver vinto la maratona…?
Per correttezza, e dovere di cronaca, mi sembra giusto che vi racconti la verità, perché io sono uno dei pochi che un giorno potrà dire ai nipoti “io c’ero” quel giorno che Iotti partecipò alla maratona.
Ebbene, Iotti era l’unico maratoneta vestito come si deve, con una divisa ufficiale griffata e sponsorizzata da un noto mensile yankee, e con in tasca un foglio di auguri del presidente Gorge W. Bush.
Ecco la cronistoria della maratona che Iotti non doveva correre: Dopo il decimo chilometro aveva già il fiatone. Al ventesimo il fegato e la milza alzarono definitivamente bandiera bianca, mentre il cuore reclamava un trapianto urgente. Al trentesimo Iotti cominciò ad avere delle visioni dionisiache…gli apparve all’orizzonte un mare di spumante in cui nuotavano le ballerine del carnevale di Rio de Janeiro che lo chiamavano e lo incitavano a non mollare. Questo gli diede nuovo slancio per continuare. Ma si sa che gli ultimi chilometri sono i più difficili, e più il traguardo si avvicina e più sembra allontanarsi. Così al trentacinquesimo chilometro gli organizzatori ed io perdemmo le tracce del nostro atleta. A nulla valsero le ricerche della protezione civile coadiuvata dal soccorso cinofilo, dei sommozzatori che scandagliarono il vicino fiume Reno e neppure l’intervento di una nota medium. Alcuni pensarono anche di coinvolgere il nucleo anti-terrorismo perché si temeva che Iotti fosse stato sequestrato da qualche fondamentalista o no-global per via della sua maglietta contro-rivoluzionaria. Poi, quando si erano ormai perse le speranze di ritrovare il suo corpo, per darne degna sepoltura, verso la mezzanotte si vide un’ombra, poi una figura piegata che la fioca luce della luna illuminava. Sì era proprio lui! Iotti era arrivato e soprattutto Iotti era vivo! 14 ore e mezza per percorrere 42 chilometri. Caterina Caselli nei favolosi anni 60, cantava la “verità fa male”! Questa verità farà certamente male a Iotti, ma chi fa giornalismo non deve sottrarsi al sacro principio della verità prima di tutto, anche se il protagonista di cui si scrive o parla è un amico…